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FRANCESCA SCARDINA - L’ambiente valore giuridico o anche materia?
L’ambiente valore giuridico o anche materia?
(Note a margine del Convegno “Le infrastrutture marittime ed aeronautiche. Evoluzione concettuale e problematiche di gestione”- Palermo 2-3 maggio 2008)
 

Francesca Scardina
* 
 

Nel corso del convegno, tenutosi presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Palermo, sono stati trattati, in maniera puntuale ed approfondita, gli argomenti programmati, ed è stata affrontata, sia pur marginalmente, anche la tematica ambientale
[1]. Gli interventi su quest’ultimo argomento hanno attratto la mia attenzione suscitando, al contempo, particolare interesse e qualche perplessità soprattutto con riguardo alla tesi che considera l’ambiente soltanto quale valore costituzionalmente garantito e non anche come materia in senso tecnico. Tale tesi, risulta, a mio avviso, poco condivisibile poiché non tiene conto della continua evoluzione del concetto di “ambiente” sia in ambito internazionale, sia comunitario, sia nazionale e, soprattutto, non prende adeguatamente in considerazione il nuovo modello di “ambiente” disegnato, ultimamente, dalla Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, dai principi comunitari affermatisi a livello normativo con l’emanazione della Direttiva 2004/35/CE[2] e dal D. lgs. 3 aprile 2006, n. 152 “Norme in materia ambientale”[3].
La L. cost. 3/01, nel riformare il titolo V della Costituzione, ha attribuito all’ambiente esplicito riconoscimento costituzionale (art. 117 comma 2 lettera s))
[4] considerandolo, sia pure sul piano strettamente letterale, come materia. La formula dell’art. 117, comma 2, appare fin troppo chiara: “Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie …”, e via di seguito sino alla lettera s), relativamente alla “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”[5].
La Direttiva comunitaria 2004/35, all’art. 2 (Definizioni), dal canto suo, offre una prima definizione di ambiente attraverso l’elencazione (da considerarsi non tassativa) delle singole componenti ambientali potenzialmente esposte a condotte inquinanti e idonee a determinare un danno ambientale, delimitando, indirettamente, i confini della materia ambientale e della tutela ad essa riconosciuta a livello normativo. Già prima del 2004, il legislatore comunitario aveva incluso nell’elenco delle politiche comunitarie una politica nel settore dell’ambiente (art. 3 lett. l)), volta a garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente e di miglioramento della qualità di quest’ultimo (art. 2 Trattato CE). In particolare, il Trattato prevede fra gli obiettivi della politica ambientale la salvaguardia, la tutela e il miglioramento dell’ambiente, la tutela della salute umana, l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali e la promozione di misure atte a risolvere i problemi dell’ambiente (art. 174 TCE), riconoscendo implicitamente all’ambiente la natura di “materia” (o, come detto nel Trattato, di “settore”) di propria competenza non esclusiva.
La politica ambientale comunitaria si ritaglia, di conseguenza, un proprium ben determinabile, che costituisce il campo privilegiato dell’intervento normativo a tutela dell’ambiente, il quale, tuttavia, si aggiunge all’esigenza di integrazione trasversale del «valore», senza negarla, quale indispensabile imperativo strategico per il migliore e più efficace perseguimento degli obiettivi
[6].
Accanto alla politica ambientale vera e propria, la tutela dell’ambiente viene assicurata, inoltre, in modo, per così dire indiretto, attraverso il c.d. principio di integrazione
[7] che persegue la necessità di integrare le esigenze connesse alla tutela ambientale nella definizione e nell’attuazione delle altre politiche comunitarie[8].
A completare il quadro normativo di riferimento è il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, "Norme in materia ambientale", che mostra, sin dalla sua intitolazione, la volontà del legislatore di configurare l’ambiente come vera e propria materia. Il decreto, emanato con l’intento di armonizzare, semplificare e riformare, in attuazione della normativa comunitaria, la materia ambientale, rappresenta, in realtà, il primo tentativo (o meglio, il primo passo) del legislatore italiano di creare un tessuto normativo unitario (seppur incompleto, poiché non contenente la disciplina di rilevanti forme di inquinamento: inquinamento acustico ed elettromagnetico, contaminazione radioattiva etc…) che, come tale, non riesce a qualificare in maniera definitiva ed assoluta l’ambiente come materia né, tantomeno, a porre fine al dibattito giurisprudenziale sorto al riguardo. La giurisprudenza nazionale, nell’elaborazione del concetto di “ambiente”, mostra di non attribuire ai citati testi normativi ed alla volontà espressa dal legislatore nel D. lgs. 152/06 la necessaria rilevanza e continua a ritenere l’ambiente soltanto come “valore”, rimanendo ancorata alle pronunce - antecedenti alla riforma del Titolo V della Costituzione - con cui la Corte Costituzionale, con l’intento di colmare la lacuna presente nella L. 349/86
[9], ha elaborato sugli artt. 9 e 32 Cost. la prima nozione di ambiente. L’assenza di una definizione normativa di ambiente e la nozione teleologica elaborata dalla Corte Costituzionale che definisce l’ambiente quale “bene immateriale unitario”[10] omnicomprensivo”[11], ovvero “diritto fondamentale della persona ed interesse della collettività[12], non sembrano, comunque, poter giustificare la rigida posizione assunta dalla giurisprudenza in base alla quale l’ambiente non costituisce una materia. Tale impostazione appare, peraltro, in contrasto con la stessa nozione di ambiente elaborata dalla Corte Costituzionale che qualifica l’ambiente quale bene immateriale unitario attribuendogli implicitamente la natura di materia dotata di una sua unità oggettiva.
Neppure, la natura di valore primario e assoluto
[13] (o meglio di interesse-obiettivo) di tipo “trasversale” attribuita dalla Corte Costituzionale può giustificare il rigetto dell’accezione di ambiente come «materia » in senso proprio[14], nel senso, cioè, di specifico campo di intervento del diritto delimitato da confini sufficientemente certi. Costituisce probabile causa del rigore di tale posizione la volontà di accentramento[15] ed ampliamento della tutela garantita all’ambiente manifestata espressamente dal legislatore nell’art. 117 comma 2 lett. s)[16]: allo Stato spetta, infatti, in via esclusiva la fissazione di standards di tutela ambientale uniformi sull’intero territorio nazionale e alle regioni, invece, una competenza di carattere attuativo e, entro certi settori normativi, peraltro non sempre univocamente individuati, anche di carattere concorrente, con il limite della inderogabilità in peius della normativa statale[17].
Con la sentenza n. 407/2002
[18], la Corte Costituzionale che, per prima, iniziò a chiarire il significato e la portata della riforma del titolo V della Costituzione, ha escluso la qualificabilità della "tutela dell’ambiente" come “materia” in senso stretto (cioè come sfera di competenza statale rigorosamente circoscritta e delimitata), definendola, più esattamente, come una competenza del legislatore statale idonea ad investire una pluralità di materie[19]. A sostegno della propria tesi, il Giudice delle leggi, richiama la giurisprudenza antecedente alla nuova formulazione del Titolo V della Costituzione secondo la quale l’ambiente costituisce un “"valore" costituzionalmente protetto, che, in quanto tale, delinea una sorta di materia "trasversale"[20]. Pertanto, secondo la Corte Costituzionale, è proprio la trasversalità della materia (o meglio, del valore) ambientale, derivante dal suo collegamento funzionale con molteplici materie di competenza statale e regionale, a determinare l’impossibilità di qualificare l’ambiente come materia in senso tecnico[21].
L’inserimento della tutela ambientale fra le materie oggetto della potestà legislativa esclusiva statale non ha, quindi, determinato un cambio di rotta della Corte, che ribadendo quanto già espresso nelle pronunce emesse prima della riforma costituzionale, continua a definire l’ambiente quale valore trasversale, affermando che “La natura di valore trasversale, idoneo ad incidere anche su materie di competenza di altri enti nella forma degli standards minimi di tutela, già ricavabile dagli artt. 9 e 32 della Costituzione, trova ora conferma nella previsione contenuta nella lettera s) del secondo comma dell’art. 117 della Costituzione, che affida allo Stato il compito di garantire la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema
[22].
La Corte Costituzionale nella sua costante ed uniforme interpretazione del concetto di ambiente non sembra, comunque, tener in considerazione la sopravvenuta revisione costituzionale e, più segnatamente, il tenore letterale del nuovo art. 117 Cost. che al comma 2 lett. s) che attribuisce all’ambiente una sua autonomia concettuale e giuridica. Considerare la tutela ambientale un valore costituzionalmente garantito appare non soltanto anacronistico alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione e della normativa comunitaria richiamata ma, soprattutto, determina un ingiustificato affievolimento dei suoi effetti: la tutela ambientale, infatti, in quanto valore, è affidata sì alla cura ed alla gestione dell’indirizzo politico del legislatore, ma anche al giudizio valutativo mutevole e discrezionale dell’interprete (dai giudici - e segnatamente dal giudice costituzionale - agli apparati burocratici) che inevitabilmente ne diminuiscono l’efficacia
[23]. Inoltre, la considerazione dell’ambiente come valore e la sua conseguente inqualificabilità come materia in senso proprio espresse nelle sentenze sopra citate non tiene nella dovuta considerazione importanti dati obiettivi e, primo fra tutti, il fatto che in Italia, sin dall’istituzione del Ministero dell’Ambiente, la politica ambientale ha gradualmente delineato un proprio campo d’intervento avente ad oggetto l’ambiente, seppur nella sua immaterialità. Obiettivi di tale politica sono la definizione e la garanzia, in modo diretto ed immediato, dell’equilibrio ecologico[24], attraverso la disciplina sia della tutela dei fattori ambientali (aria, acqua, suolo, ecc.) dagli inquinamenti, sia la salvaguardia e la gestione razionale delle risorse naturali[25].
Dalla delimitazione di un ambito di intervento (ovvero di operatività) della politica ambientale che può realizzarsi soltanto attraverso la previa (e non necessariamente puntuale ed analitica) “definizione” della materia e degli obiettivi cui essa si rivolge non può che desumersi, sia a livello comunitario che nazionale, la qualificabilità dell’ambiente come materia in senso proprio, oltre che come valore, a prescindere dalla labilità o addirittura dall’assenza di confini certi entro cui il legislatore nazionale può esercitare le proprie competenze.
L’assenza di confini e, più in generale, la trasversalità della materia ambientale può comportare, tutt’al più, l’applicabilità del principio di integrazione ed una maggiore collaborazione, nel rispetto delle relative competenze legislative, fra Stato e Regioni per l’ottenimento di una più efficace tutela dell’ambiente. Di conseguenza, dovrebbe ritenersi superato l’orientamento che giudica ancora oggi la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema soltanto un valore o, come parte della dottrina l’ha definita, una “materia di scopo”
[26].
Appare riduttivo, infatti, attribuire all’Ambiente ed alla sua tutela la qualificazione giuridica di “semplice”valore basandosi sulla sua trasversalità (che è propria di tutte, o quasi, le materie affidate alla competenza legislativa esclusiva statale che, sulla base di quanto sostenuto dalla Suprema Corte, dovrebbero costituire anch’esse soltanto valori) da cui scaturisce imprescindibilmente la concorrenza di poteri Stato – Regioni ovvero sull’indefinibilità (a volte oggettiva) dei suoi confini.
L’Ambiente, invece, nella sua natura di valore traversale, costituisce anche una materia in senso tecnico
[27] o meglio, uno specifico settore normativo (il Diritto ambientale) e di ricerca, oggetto di una apposita disciplina organica e tendenzialmente completa, mirante, come sopra evidenziato, alla salvaguardia ed alla tutela dell’equilibrio ecologico[28].
La tutela ambientale, così come avviene in ambito comunitario
[29], dovrebbe assumere un duplice ruolo: quello di “materia” ovvero di “settore” (artt. 3 e 174 TCE), e quello di “valore generale” capace di permeare di sé ogni altra azione e politica comunitaria che costituisce, a sua volta, un dovere inderogabile di solidarietà delle presenti generazioni al cospetto di quelle future in ossequio al principio dello sviluppo sostenibile[30]

*  Avvocato in Palermo.
[1] Cfr. Relazione Prof.ssa Alessandra Xerri (Università degli Studi di Cassino) “Riserve marine e riserve costiere contigue nel quadro dei rapporti Stato – regioni”.
[2] La Direttiva 2004/35/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 aprile 2004 sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, può leggersi in G.U. n. L. 143 del 30 aprile 2004 pag.0056-0075.
[3] Il D. lgs. 3 aprile 2006 n. 152 risulta da ultimo modificato dal D. lgs. 16 gennaio 2008 n. 4 “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, recante norme in materia ambientale” in G.U. n. 24 del 29 gennaio 2008 – s. o. n. 24.
[4] Sull’argomento cfr. V. POZZO B. e RENNA M., L’Ambiente nel nuovo Titolo V della Costituzione, in Quaderni della Rivista Giuridica dell’Ambiente, 2004.
[5] Cfr. FERRARA R., La tutela dell’ambiente fra Stato e regioni: una “storia infinita” in Foro it, 2003, III, 692 ss.
[6] Sul punto cfr.MARCHESE S., Legittimazione ad agire delle associazioni ambientaliste riconosciute nel processo amministrativo e concetto giuridico di ambiente, in Riv. giur. ambiente, 2002, 526.
[7] Ai sensi dell’art. 6 del Trattato CE “Le esigenze connesse con la tutela dell’ambiente devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche e azioni comunitarie di cui all’articolo 3, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile”. Il VI Programma di azione per l’ambiente dell’Unione Europea, 2010 “Il nostro futuro la nostra scelta”, dedica uno specifico capitolo all’integrazione delle tematiche ambientali nelle altre politiche. Il programma si prefigge, infatti di, promuovere «l’integrazione delle considerazioni ambientali in tutte le politiche comunitarie e contribuire a realizzare lo sviluppo sostenibile in tutta la Comunità attuale e futura, dopo l’allargamento». Esso « rappresenta una base della dimensione ambientale della strategia europea e contribuisce all’integrazione delle tematiche in tutte le politiche comunitarie, fissando fra l’altro per essa priorità ambientali».
[8] Sul punto cfr. CAVALLARO M. C., Il principio dell’integrazione come strumento di tutela dell’ambiente, in Riv. giur. italiana di dir.pubblico comunitario, 2007, 467 secondo la quale “In altre parole, la tutela dell’ambiente passa attraverso la cura e la gestione di altri valori e principi dell’ordinamento, in parte vicini alle tematiche ambientali, come ad esempio la tutela della salute o il governo del territorio; altre volte apparentemente più distanti, come la disciplina dei trasporti o degli aiuti di Stato”.
[9] Cfr. la L. 8 luglio 1986, n. 349 “Istituzione del Ministero dell’ambiente e norme in materia di danno ambientale” in G.U. n. 162, 15 luglio 1986, s.o. n. 59 che, nell’istituire il Ministero dell’ambiente e nel dettare la disciplina del danno ambientale, si astenne dal fornire una definizione normativa di “ambiente”.
[10] Cfr. Corte Cost., 30 dicembre 1987 n. 641 secondo cui l’ambiente è “un bene immateriale unitario sebbene a varie componenti, ciascuna delle quali può anche costituire, isolatamente e separatamente, oggetto di cura e di tutela; ma tutte, nell’insieme, sono riconducibili ad unità”. Questa decisione può leggersi in: Foro it., 1988, I, 694, con nota di GIAMPIETRO F., Il danno all’ambiente innanzi alla Corte costituzionale; Foro it., 1988, I, 1057 (m), con nota di PONZANELLI G., Corte costituzionale e responsabilità civile: rilievi di un privatista; Giur. cost., 1987, I, 3788, con nota di MILETO S., Giurisdizione della corte dei conti nelle materie di contabilità pubblica e interpositio del legislatore; Corriere giur., 1988, 234, con nota di GIAMPIETRO F., Responsabilità per danno ambientale: luci ed ombre di una rilevante decisione; in Riv. amm., 1988, 220, con nota di ARRIGONI R., Danno all’ambiente e giurisdizione della corte dei conti: un binomio impossibile?; Riv. giur. polizia locale, 1988, 299, con nota di BERTOLINI L., La sentenza n. 641 del 30 dicembre 1987 della corte costituzionale sul risarcimento del danno ambientale ovvero una definitiva deminutio capitis della giurisdizione della corte dei conti; Foro amm., 1988, 1 ss, con nota di TALICE C., La responsabilità per danni ambientali non rientra nella responsabilità amministrativa; Regioni, 1988, 525, con nota di FERRARI E., Il danno ambientale in cerca di giudice e... d’interpretazione: l’ipotesi dell’ambiente-valore; Riv. giur. ambiente, 1988, 93, ss. con note di: POSTIGLIONE A., Il recente orientamento della corte costituzionale in materia di ambiente e di CARAVITA B., Il danno ambientale tra corte dei conti, legislatore e corte costituzionale; Dir. regione, 1988, 83, ANGIOLINI V., Costituzione e danno all’ambiente: grande problema per una piccola contesa. In tal senso V. anche Cass. civ., sez. un., 25 gennaio 1989 n. 440, in Riv. giur. ambiente 1989, 97 ed in Foro amm. 1989, 529; Cass. civ., sez. I, 9 aprile 1992 n. 4362, in Giust. civ. mass., 1992, fasc.4. e Cass. civ., sez. un., 21 febbraio 2002 n. 2515, in cui l’ambiente è definito nuovamente come “bene pubblico immateriale ed unitario. In tale prospettiva il “bene ambiente” è protetto come elemento determinativo della qualità della vita ovvero, oggetto funzionale al benessere umano rispetto al quale la collettività può far valere un proprio diritto qualificabile come “diritto all’ambiente”. Il concetto di ambiente quale bene “complesso ed unitario” è stato da ultimo ribadito dalla Corte Cost., 27 giugno 2008, n. 232 in www.lexitalia.it nonché dalla Corte Cost., 14 novembre 2007, n. 378 in Foro amm. CDS, 2007, 3017 e in Giur. Cost., 2007, 6 che nel confermarne il carattere unitario definisce l’ambiente come “un bene della vita, materiale e complesso” “da considerare come un "sistema", cioè nel suo aspetto dinamico, quale realmente è, e non soltanto da un punto di vista statico ed astratto”.
[11]V. in tal senso Cass. pen., sez. III, 15 giugno 1993, in Riv. giur. ambiente 1995, 481 che, dopo aver confermato che l’ambiente costituisce un bene "unitario", aggiunge che in esso sono ricomprese non solo le risorse naturali ma anche "il patrimonio storico - artistico ... sicché ambiente è il contesto qualificato dalle risorse naturali e dalle stesse opere dell’uomo più significative giuridicamente protette ..." .
[12] Cfr. Corte Cost., 28 maggio 1987 n. 210 in Riv. giur. ambiente, 1987, 334 e in Foro it., 1998, I, 329 che definisce l’Ambiente come un “diritto che vanta ogni cittadino individualmente e collettivamente”.
[13] V. in tal senso Corte Cost. 27 giugno 2008, n. 232, cit.; Corte Cost., 18 aprile 2008, n. 105 in www. consiglio.regione.toscana.it; Corte Cost. 14 novembre 2007, n.378, cit.; 7 novembre 2007, n. 367 in Foro amm. CDS, 2007, 3005 e in Giur. Cost., 2007, 6; Corte Cost., 30 dicembre 1987 n 617 in Giur. cost., 1987, 1332; in Cons. Stato, 1987, II, 1905 ed in Riv. giur. ambiente, 1987, 305 secondo cui “Trattasi, infatti, di un bene primario e di un valore assoluto costituzionalmente garantito alla collettività” e Corte Cost., 30 dicembre 1987 n. 641, cit. in base alla quale La tutela ambientale “è imposta anzitutto da precetti costituzionali (artt. 9 e 32 Cost.), per cui esso (l’Ambiente) assurge a valore primario ed assoluto”.
[14] Secondo la definizione contenuta nel Dizionario Enciclopedico italiano, Vol. VII LIEC-MOL, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Giovanni Treccani, 1970 per materia, fra le varie definizioni, si intende “Argomento in genere, soggetto di cui si tratta in una conversazione, in una conferenza, in un libro, ecc.”.
[15] L’accentramento della tutela ambientale realizzata attraverso il nuovo testo dell’art. 117, esprime, una esigenza unitaria per ciò che concerne la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema (cfr. Corte Cost., 20 dicembre 2002, n. 536, in Foro it, 2003, 688; in Riv. giur. ambiente, 2003, 525 ss., con nota di DELIPERI S., La Corte Costituzionale frena la “deregulation” in materia venatoria e con nota di BRAMBILLA P., L’evoluzione del riparto di competenze fra Stato e Regioni in materia di protezione della fauna e di attività venatoria: il valore ambiente contro la materia caccia; in Giur. it., 2003, 1995, con nota di SARTORETTI C., La “materia” ed il “ valore” ambiente al vaglio della Corte costituzionale: una dicotomia davvero impossibile?) creatasi sulla base dell’orientamento già espresso nel sistema previgente, secondo cui l’Ambiente, in quanto bene unitario, con valore trasversale a diverse materie, merita salvaguardia nella sua interezza (Vd. in tal senso Corte Cost., 24 febbraio 1992, n. 67 in Riv. giur. ambiente, 1992, 363 e in Giur. Cost., 1992, 377 e Corte Cost., 30 dicembre 1987 n 617, cit. che, nel rappresentare la sentenza a vocazione maggiormente riaccentratrice, ritiene doveroso affidare la cura dell’interesse ambientale allo Stato “in via primaria anche se non esclusiva”). A tal proposito v. anche Corte Cost., 18 aprile 2008, n. 105. secondo cui “Sotto l’aspetto ambientale, i boschi e le foreste costituiscono un bene giuridico di valore «primario» (sentenza n. 151 del 1986), ed «assoluto» (sentenza n. 641 del 1987), nel senso che la tutela ad essi apprestata dallo Stato, nell’esercizio della sua competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente, viene a funzionare come un limite alla disciplina che le Regioni e le Province autonome dettano nelle materie di loro competenza (sentenza n. 378 del 2007). Ciò peraltro non toglie, come è stato ribadito anche nell’ultima sentenza citata, che le Regioni, nell’esercizio delle specifiche competenze, loro garantite dalla Costituzione, possano stabilire anche forme di tutela ambientale più elevate”.V. in senso contrario, SARTORETTI C., La “materia” ed il “ valore” ambiente al vaglio della Corte costituzionale: una dicotomia davvero impossibile?, cit. secondo cui la Corte Costituzionale intende la tutela dell’ambiente come valore costituzionalmente protetto per non escludere “la titolarità in capo alle Regioni di competenze legislative su materie (governo del territorio, tutela della salute, ecc..) per le quali quel valore costituzionale assume rilievo”e, quindi, per ampliare le competenze regionali in materia ambientale.
[16] Di fronte a tale volontà di accentramento gran parte della dottrina ha mostrato disagio (Cfr. COCCO G., La legislazione in tema di ambiente è a una svolta?, in Riv. giur. ambiente, 2002, 419) soprattutto in quanto si pone in contrasto col processo di devoluzione amministrativa cominciato con le Leggi Bassanini e ad oggi mai interrotto.
[17] Unico spiraglio a tale “centralizzazione” di competenze appare l’art. 116 Cost. che, laddove introduce possibili forme di federalismo differenziato, fa riferimento anche alla materia della tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
[18] Cfr. Corte Cost, 26 luglio 2002, n. 407, in Riv. giur. ambiente, 2002, 937 con nota di MAROCCO T., Riforma del Titolo V della Costituzione e ambiente:ovvero come tutto deve cambiare, perché non cambi niente; in Foro it., III, 688 con nota di FERRARA R., La tutela dell’ambiente fra Stato e regioni: una “storia infinita” e di OLIVETTI RASON N., Tutela dell’ambiente: il giudice delle leggi rimane fedele a sè stesso; in Giur. it., 2003, 417, con nota di SARTORETTI C., La tutela dell’ambiente dopo la riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione: valore costituzionalmente protetto o materia in senso tecnico? ed in Urbanistica e appalti, 2002, 1245, con nota di CHIEPPA R., L’ambiente nel nuovo ordinamento costituzionale. La sentenza è inoltre consultabile in www.eius.it. Si tratta di un orientamento, certamente in linea con il principio di integrazione comunitario, affermatosi a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, che rappresenta il perfezionamento della consolidata giurisprudenza costituzionale che ha qualificato l’Ambiente come valore trasversale rispetto a tutte le competenze legislative ed amministrative: si veda Corte Cost., 15 maggio 1987, n. 167 in Foro it, 1988, I, 331 con nota di GIAMPIETRO F., Riserve e parchi statali nuovi: la protezione della natura tra “inerzia” del Parlamento e supplenza del Ministro dell’Ambiente; Corte Cost., 18 novembre 2000, n. 507 in Giur. Cost., 2000, 6; Corte. Cost, 15 febbraio 2000, n.54, in Foro it. 2000, I, 1399 ed in Giur. Cost. 2000, 428; Corte Cost., 7 ottobre 1999, n. 382, in Giur. Cost., 1999, 2941; Corte Cost., 17 luglio 1998, n. 273 in Riv. giur. ambiente, 1999, 329 con nota di GRATANI A., Legittimo l’atto di indirizzo e di coordinamento dello Stato anche nei confronti delle Province autonome. Tale ricostruzione è stata inoltre avallata dalla giurisprudenza amministrativa. Si veda ad esempio: Cons. Stato, Sez. IV, 7 ottobre 2002, n. 5365 in Cons. Stato, 2002, 2164; TAR Liguria, Sez. I, 21 febbraio 2003, n. 225 in Foro amm. TAR 2003, 489, 1225.
[19] Sul punto V. anche, Corte Cost., 26 giugno 2002, n. 282, in Foro it., 2003, I, 394 con nota di MOLASCHI V., “Livelli essenziali delle prestazioni” e Corte Costituzionale: prime osservazioni e di GRAGNANI A., Principio di precauzione, libertà terapeutica e ripartizione di competenze fra Stato e regioni. La Corte in questa decisione afferma che la competenza legislativa esclusiva dello Stato avente ad oggetto ai livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali non costituisce “una "materia" in senso stretto, ma ..una competenza del legislatore statale idonea ad investire tutte le materie, rispetto alle quali il legislatore stesso deve poter porre le norme necessarie per assicurare a tutti, sull’intero territorio nazionale, il godimento di prestazioni garantite, come contenuto essenziale di tali diritti, senza che la legislazione regionale possa limitarle o condizionarle”.
[20] In tal senso V. anche Corte Cost., 14 novembre 2007, n. 378, cit. che partendo dal presupposto che, accanto al bene giuridico ambiente in senso unitario, possano coesistere altri beni giuridici, aventi ad oggetto componenti o aspetti del bene ambiente concernenti interessi diversi giuridicamente tutelati, ne sottolinea la natura di “"materia trasversale", nel senso che sullo stesso oggetto insistono interessi diversi : quello alla conservazione dell’ambiente e quelli inerenti alle sue utilizzazioni”.
[21] Cfr. in tal senso anche Corte Cost., 22 maggio 1987 n. 183, in Giur. cost. 1987, 1332 in cui si afferma che la competenza regionale nella materia della protezione ambientale “si desume dall’interpretazione teleologica della elencazione delle materie contenuta nell’art. 117, e richiamata dall’art. 118 Cost., atteso il collegamento funzionale intercorrente fra la materia ora indicata con quelle che riguardano comunque il territorio (sent. n. 225 del 1983), ma particolarmente con quella dell’urbanistica (funzione ordinatrice, ai fini della reciproca compatibilità, degli usi e delle trasformazioni del suolo nella dimensione spaziale considerata e nei tempi ordinatori previsti: cfr. sent. n. 151 del 1986) e con quella del paesaggio (tutela del valore estetico-culturale: cfr. ivi) ed altresì con la materia dell’assistenza sanitaria (complesso degli interventi positivi per la tutela e promozione della salute umana). Dalle quali, peraltro, la materia della protezione ambientale si distingue per la specificità dell’interesse perseguito”.
[22] Corte Cost., 20 dicembre 2002, n. 536, cit.
[23] Cfr. SARTORETTI C., La tutela dell’ambiente dopo la riforma del titolo V della seconda parte della Costituzione: valore costituzionalmente protetto o materia in senso tecnico?, cit.
[24] Cfr. Corte Cost., 20 dicembre 1988, n.1108, in Riv. giur. ambiente, 1989, 357 e in Cons. Stato, 1998, II, 2260. la quale afferma che una disciplina diretta alla conservazione ed alla difesa dell’ambiente naturale appartiene ai provvedimenti diretti a proteggere la natura dagli interventi dell’uomo distruttivi dell’equilibrio geo-fisico ed ecologico. Inoltre, si sostiene che il "valore" ambiente ha carattere unitario ed indivisibile ed attraversa orizzontalmente i più disparati campi dell’agire umano (come l’attività industriale, i trasporti, i consumi, la pianificazione urbanistica, l’agricoltura, le derivazioni idriche, la forestazione, le bonifiche, la ricerca mineraria, la caccia, la pesca, la produzione ed uso dell’energia).
[25] Cfr. MARCHESE S., Legittimazione ad agire delle associazioni ambientaliste riconosciute nel processo amministrativo e concetto giuridico di ambiente, cit.. Tale ricostruzione troverebbe, peraltro, conferma anche a livello comunitario, ove, nelle disposizioni del Trattato CE, si prevede esplicitamente « una politica nel settore dell’ambiente » (art. 3, par. 1, lett. l) diretta al perseguimento degli obiettivi di « salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell’ambiente», «protezione della salute umana», «utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali», «promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell’ambiente a livello regionale o mondiale » (titolo XIX, artt. 174-176).
[26] In tal senso cfr. FERRARA A., La “materia ambiente” nel testo di riforma del Titolo, in Problemi del federalismo, Milano, 2001, 191.
[27] V. in tal senso GRASSI S., La “tutela dell’ambiente” dopo il Titolo V, in Diritto e gestione dell’ambiente, 2002, 361.
[28] Cfr. GRASSI S., Prospettive di riordino della normativa a tutela dell’ambiente alla luce della riforma del Titolo V della Costituzione e del disegno di legge delega per i testi unici in materia ambientale, paper, 2001.
[29] Cfr. FERRARA R., La tutela dell’ambiente fra Stato e regioni: una “storia infinita” cit.
[30] Sul punto cfr. FRACCHIA F., Sulla configurazione giuridica unitaria dell’ambiente: art. 2 Cost. e doveri di solidarietà ambientale, in Dir. economia, 2002, 215 e MANTINI P., Per una nozione costituzionalmente rilevante di ambiente, in Riv. giur. ambiente, 2006, 207 secondo il quale “il bene ambiente diventa oggetto non solo di diritti ma anche di doveri, sia dello Stato sia dei cittadini, finanche in una prospettiva di sussidiarietà orizzontale e temporalmente proiettata nel futuro”.

Data di pubblicazione: 23 luglio 2008.


  
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